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Comunicati

COMUNICATO STAMPA

GIOVANNI XXIII E IL CONCILIO VATICANO II

Teatro sacro

La figura di Papa Giovanni è stata inserita nel mio percorso di teatro sulle vite dei Santi per rispondere ad un’esigenza legata all’attualità.  La pastorale sul tema della Fede e la ricorrenza del cinquantenario del Concilio Vaticano II mi hanno spinto a studiare nuovamente la figura del Papa Buono e a riscoprire ciò che gli ha permesso di dare vita ad un Concilio. A tutto ciò si è aggiunto il processo di canonizzazione che culminerà il 27 aprile 2014 insieme a quello di Giovanni Paolo II.

In questi ultimi due anni e per il 2014 la maggioranza degli eventi di “teatro sacro sulle vite dei santi” che mi sono stati richiesti, ha avuto come fulcro proprio Giovanni XXIII. Ed effettivamente è un bel momento per rievocare la sua spiritualità.

Da un punto di vista teatrale, l’intervento che ho costruito è un monologo sacro che alterna momenti di recitazione ad aneddoti, musiche, letture sceniche, memorie radiofoniche dell’epoca. Si passa dalla meditazione sul tema della fede e della santità ai racconti ironici di Monsignor Bettazzi (uno dei Padri Fondatori), dalla lettera che mi è stata direttamente consegnata per l’evento da Monsignor Loris Capovilla ad alcune storielle divertenti sulla vita di Papa Giovanni.

Il risultato è quello di un monologo tematico ed evocativo, che si appoggia sugli aspetti storici senza però costruire tutta la comunicazione su di essi, così come può avvenire in una conferenza o in un incontro accademico, di tipo didattico o cattedrale. La forza di un monologo teatrale sta nel varcare la soglia del nozionismo storico per entrare nel cuore del messaggio.

Matteo Locatelli


COMUNICATO STAMPA

TEATRO SACRO GIOVANNI PAOLO II

L’accorgimento che ho adottato è stato quello di soffermarmi su un Karol Wojtyla trentacinquenne, per poter condividere non tanto i momenti mediatici, ma il dietro le quinte: gli anni della formazione. In sostanza mi sono chiesto: come è possibile un Wojtyla?

Da questa domanda parte tutta la narrazione. Lo scopo è testimoniare la nascita di una vocazione, parlare del rapporto con la madre, con il padre, con il fratello, così come si fa tra un gruppo di amici, soffermarci con emozione intensa sui primi anni quaranta quando il giovane Karol perse tutta la famiglia e si trovò a lavorare duro in una cava di miniera durante la seconda guerra mondiale, in una Polonia dal clima spirituale particolarissimo. Il tutto diventa poi opportunità per affrontare i temi del sacro: la ricerca della santità, il rapporto con la fede, la dimensione del servizio, la scelta del sacerdozio come risposta alla chiamata.

Muovendomi in diverse diocesi ho incontrato parroci che offrono alla propria gente delle testimonianze dirette di persone che hanno dovuto affrontare situazioni particolari, difficili, dolorose e ci siamo detti: “Pensa che bello poter offrire, grazie all’arte della “finzione vera” del teatro anche la testimonianza importante di coloro che non ci sono più e che hanno lasciato un grande segno e un grande dono all’umanità”. Così è partito tutto…